lunedì 10 febbraio 2014

5. La Pampa Argentina



Iniziamo bene la giornata con 100 km di sterrato sulla costa occidentale del lago. Questi sterrati cileni sono una vera goduria e ormai li affronto con la scioltezza di un dakariano entrando spesso in curva in leggera derapata. Trovo che la monocilindrica sia molto più facile e maneggevole della mia F800 twin, mi fa proprio divertire ed inoltre non stanca assolutamente. 
Lungo la strada per Chile Chico non c'è assolutamente niente a parte una grande miniera d'oro che da lavoro agli abitanti della zona.







Dopo Chile Chico passiamo la frontiera e facciamo la prima sosta a Los Antiguos in Argentina per mangiare un boccone prima di ripartire per l'Estancia Los Toldos dove abbiamo intenzione di pernottare. Siamo di nuovo sulla Ruta 40, ormai praticamente tutta asfaltata. Il paesaggio è completamente cambiato, non ci sono più le valli, i fiumi e i boschi del Cile ma solo una steppa sterminata che si estende a perdita d'occhio intorno a noi. L'Argentina è molto diversa dal Cile, gli spazi sono immensi, la vegetazione è quasi inesistente ... siamo nella pampa. Sulla Ruta 40 incontriamo pochissime auto e nessun villaggio, si vedono solo dei nandù che scappano impauriti. Negli ultimi tre giorni passati in Cile abbiamo viaggiato quasi sempre su strade sterrate mentre qui, in Argentina, le infrastrutture sembrano essere migliori anche se in questa zona le pompe di benzina distano tra loro più di 250 km.





All'Estancia prendiamo possesso delle camere e ci facciamo dare indicazioni per raggiungere la Cueva de Las Manos. Proprio dall'Estancia parte uno sterrato che dovrebbe condurci fino alla Cueva, un sito preistorico con iscrizioni rupestri risalenti a 9.000 anni fa. Mentre gli altri scaricano i bagagli io parto subito perchè voglio fermarmi con tranquillità ad osservare l'ambiente e a fare fotografie. In effetti vedo numerosi guanachi, nandù e cavalli allo stato brado anche se non riesco ad avvicinarmi quanto vorrei. Dopo un'ora e mezza arrivo sull'orlo di un grande canyon e dall'altra parte scorgo l'ingresso della grotta raggiungibile percorrendo un ripido sentiero che attraversa il canyon. Stimo la durata della scarpinata in almeno due ore tra andata e ritorno più la visita alla Cueva. Evidentemente ho sbagliato strada oppure non ho compreso fino in fondo ciò che mi hanno detto all'estancia. Aspetto gli altri per oltre 40 minuti ma non vedendoli arrivare decido di rientrare. Quando arrivo a Los Toldos loro non ci sono. Li rivedrò più tardi al loro ritorno dalla Cueva che pensavano di raggiungere percorrendo un'altra strada più comoda ma per ironia della sorte anche loro non sono riusciti ad arrivarci ... ad un bivio non segnalato hanno preso la strada sbagliata.







La vita in un'estancia trascorre in modo molto semplice e naturale e le attività quotidiane sono regolate dalla luce del sole. Non c'è la corrente elettrica, il telefono e ovviamente nemmeno internet. Hanno però una radio ricetrasmittente e un generatore di corrente che accendono saltuariamente. Alle poche persone presenti chiediamo informazioni sugli animali che abbiamo visto oggi ... Il guanaco è un camelide molto agile e veloce che vive allo stato selvatico, si può cacciare, la sua carne è scura, buona, simile a quella del cervo. Le opinioni sul nandù invece sono controverse, alcuni dicono che non si mangia mentre altri sostengono che è molto buono... una sorta di grosso pollo. In particolare ricordo un bizzarro gaucho che ci ha raccontato di cacciarli nella pampa rincorrendoli con una moto 125 e sparandogli con la pistola. Un tipo simpatico anche se un poco loco.
Per tutto il pomeriggio il Pampero, vento forte e fastidioso della Patagonia, ha soffiato ininterrottamente calmandosi solo verso le 9 di sera ... speriamo che domani vada meglio.

6. Gioie e Dolori - Il Perito Moreno


La giornata inizia subito male. Dobbiamo tornare indietro di 60 km per fare benzina perché ci hanno riferito che a Bajo Caracoles (unico distibutore nel raggio di 500 km) non c'è benzina. Pazienza, vorrà dire che oggi faremo 120 km più del previsto e dovremo procurarci anche una tanica per garantirci l'autonomia fino a Gobernador Gregores. A Perito Moreno (cittadina che non c'entra nulla col ghiacciaio) facciamo il pieno alle moto e riempiamo con la benzina anche due bottiglie di Coca Cola recuperate dalla spazzatura. Il vento oggi è molto forte e man mano che si va avanti diventa sempre più intenso. Si procede inclinati a 45 gradi.
A Bajo Caracoles ci fermiamo per un caffè scoprendo anche che la benzina c'è e c'è sempre stata. Bah! immagino che l'incomprensione sia stata dovuta al fatto che in argentina la benzina si chiama nafta mentre la gasolina (gasoil) è il gasolio.



Il vento ora è talmente forte che per un attimo pensiamo di fermarci ma il posto è talmente squallido e inospitale che decidiamo di proseguire. Ripartiamo a fatica per il forte vento che dopo qualche km diventa quasi ingestibile, si fa fatica a stare in piedi e di andare diritto proprio non se ne parla ma fermarsi molto probabilmente vorrebbe dire cadere... per fortuna passano pochissime macchine. Ricorderò questi 300 km come i più impegnativi che abbia mai fatto.
Alla fine di uno sterrato la moto diventa ingovernabile e mi accorgo di avere forato. Mi fermo immediatamente e con l'aiuto di Michele ci apprestiamo a fare la riparazione. Stare in piedi è impossibile e ci dobbiamo accovacciare a terra per non essere trascinati dal vento. Si ferma un'auto fingendo di volerci aiutare ma si tratta solo di curiosi che non scendono nemmeno dalla macchina. E pensare che avevo letto che da queste parti vige la regola non scritta di prestare sempre aiuto ai viaggiatori in difficoltà.
Finalmente ripartiamo ma la moto non va bene, sbatte e trema come se la ruota fosse sbilanciata. Dopo un centinaio di km a 45 gradi e un altro sterrato mi fermo per controllare rilevando che il copertone ha ceduto lateralmente con la fuoriuscita di tre grosse bolle che potrebbero scoppiare da un momento all'altro.

Il gps dice che mancano 60 km alla prossima città quindi ci incamminiamo a 40 km/h fermandoci un paio di volte a controllare la gomma. Come se tutto ciò non bastasse, nei pressi di Gobernador Gregores, si accende anche la spia della temperatura. L'acqua è ok quindi immagino che sia il sensore o la ventola che non funzionano. Mi fermo qualche minuto e poi finalmente arriviamo in città dove ci fermiamo al primo hotel che incontriamo.
Penso ... il più è fatto, ora devo solo trovare una gomma ma scopro, mio malgrado, che le gomme da moto in Patagonia sono praticamente inesistenti e per di più è domenica e c'è tutto chiuso.
Decido allora di chiamare Sonia al cellulare la quale, dopo alcune telefonate a persone di sua conoscenza riesce a trovare un furgone per trasportare la moto fino a Tres Lagos dove c'è Thomas con il pickup diretto a El Calafate dove probabilmente troverò il copertone.
Mi sembra un'ottima soluzione e dopo qualche minuto si presenta un signore gentilissimo disposto ad effettuare il trasporto la mattina successiva per la modica cifra di 500 euro. Il prezzo è esorbitante per fare i 140 km che ci separano da Tres Lagos ma non avendo alternative migliori accetto. L'appuntamento è per le 6 del giorno successivo.

La mattina dopo arriva il signore argentino accompagnato dalla moglie che non si lascia scappare l'occasione per fare una bella gita pagata fuori porta. Carichiamo la moto con l'aiuto di Michele e Roberto ai quali do appuntamento a El Calafate in serata. 
Lungo la strada, quasi totalmente sterrata, incontriamo solo gruppi di guanachi, nandù ed anche qualche volpe (zorro). Approfitto della situazione per fare una lunga chiacchierata durante la quale l'argentino si lamenta apertamente della situazione economica del Paese con i prezzi in continuo aumento (cavoli! me ne sono accorto...) il peso che si svaluta di giorno in giorno e con lo spauracchio di una grave crisi come quella del 2005.

Arriviamo alle 9:30. Thomas è già la ad aspettarci, facciamo il trasbordo e partiamo subito per El Calafate per arrivare dal meccanico prima che chiuda. A mezzogiorno siamo da lui ma di gomme di quella misura e sopratutto tubeless nemmeno l'ombra. Facciamo altri tentativi infruttuosi presso gommisti e ricambisti della città senza però trovare nulla che faccia al caso nostro. Il bravo ed efficientissimo Thomas si dedica al problema della temperatura appurando che è il ventilatore che non funziona bene ma che comunque riesce a riparare. A questo punto ricontattiamo Sonia che provvederà ad inviarci a Puerto Natales il pneumatico e una ventola nuova per sicurezza.



Tutto sommato è andata ancora bene. L'indomani era comunque prevista la sosta a El Calafate per la visita al ghiacciaio, si tratta solo di fare ancora un giorno sul pickup invece che sulla moto ... pazienza. Passiamo la serata in un ristorante consigliatoci dalla simpatica ragazza della reception dove mangiamo un cordero asado cotto al fuoco di legna col sistema tradizionale argentino ... Una vera delizia. Il giorno seguente sarà interamente dedicato all'escursione al Perito Moreno, un ghiacciaio ancora vivo che avanza di due metri al giorno. Un imperdibile spettacolo della natura.








7. Il Parco Torres Del Paine


Dopo aver ricaricato moto e bagagli partiamo in direzione di Puerto Natales dove rimarremo due notti. La strada è piacevole, man mano che ci avviciniamo alla cordigliera la pampa tende a scomparire lasciando spazio a colline e montagne verdeggianti punteggiate da una moltitudine di fiori multicolori. Lasciamo la Ruta 40 per immetterci in una strada sterrata che ci porterà ancora una volta in Cile attraverso il Passo Don Guillermo. Lungo il tragitto approfondiamo la reciproca conoscenza con Thomas che si rivela una persona veramente eccezionale, sempre gentilissimo e premuroso con me e con il gruppo di svedesi che sta accompagnando. Nella sfortuna ho avuto l'opportunità di farmi un nuovo amico che spero di incontrare ancora.









Arrivati a Puerto Natales andiamo alla stazione degli autobus a ritirare la gomma che è usata e di marca diversa ma comunque il disegno del battistrada è bello e nel complesso mi soddisfa appieno. Facciamo rapidamente la sostituzione e poi mi ricongiungo agli altri che nel frattempo sono già arrivati all'hotel.
Puerto Natales è una tranquilla cittadina piena zeppa di hostal e di piccoli hotel per accogliere i turisti che vanno a visitare il parco Torres del Paine. Come abbiamo visto in tutta la Patagonia, le case sono fatte interamente in legno e spesso sono rivestite da fogli di lamiera inchiodata o da onduline. Da queste parti i costi di costruzione devono essere estremamente bassi.
Ceniamo alla taverna Ultima Esperanza con la specialità locale. Un piatto unico costituito da cozze e mitili giganti accompagnati da salsiccia, costine di maiale, pollo lesso e brodo. Ho mangiato di meglio ...







Con la moto finalmente operativa partiamo di buon mattino per visitare il parco del Paine che si rivela spettacolare con picchi di granito simili alle nostre dolomiti in una valle ricca di laghi glaciali. Avvistiamo interi branchi di guanachi che si lasciano fotografare senza fuggire ed anche qualche condor che volteggia in alto nel cielo. Le sfumature di colore sono bellissime, peccato solo per il forte vento che anche oggi ha soffiato implacabile. Rientrati all'hotel appena prima che si mettesse a piovere, finiamo la serata alla Mesita Grande con una discreta pizza quasi italiana.