mercoledì 12 febbraio 2014

1. Prologo e Itinerario

una nuova avventura su due ruote - gen/feb 2014

l' itinerario
Con l'avvicinarsi dell'inverno, come di consueto, mi dedico alla ricerca di luoghi dove poter praticare la mia attività preferita anche in questa sfavorevole stagione. Dopo avere escluso il Nord Africa e il Medio Oriente, sia perché già esplorati più volte, sia a causa della situazione socio-politica di alcuni Paesi, la scelta è caduta fin troppo facilmente sulla pur lontana ma tanto agognata Patagonia. Per la verità in un primo tempo avevo pensato all'Australia, ma una volta sentiti i pareri dei miei due compagni di viaggio Michele e Roberto, non ho più avuto dubbi. Quest'inverno si andrà alla "Fine del Mondo".
Subito abbiamo dovuto scegliere tra la spedizione delle nostre moto e il noleggio in loco e dopo attente valutazioni abbiamo optato per quest'ultima soluzione. Le moto saranno 3 BMW 650 GS monocilindriche che prenderemo in carico ad Osorno per poi riconsegnarle a Punta Arenas 20 gg più tardi e con 5.000 km in più.
L'itinerario inizierà in Cile con la visita della regione dei laghi e dei vulcani, proseguiremo poi in Argentina lungo la famosa "Ruta 40" rientrando in Cile dove incontreremo la mitica "Caretera Austral" che percorreremo in direzione sud per alcuni giorni. Successivamente attraverseremo più volte il confine a cavallo della Cordigliera delle Ande. Visiteremo il Parque de Los Glaciers, ci recheremo alla base del Fitz Roy e del Cerro Torre, ammireremo il famoso ghiacciaio Perito Moreno e faremo escursioni nel Parco Torres del Paine. Il Passo successivo sarà l'attraversamento dello Stretto di Magellano per giungere nella Tierra del Fuego e finalmente ad Ushuaia, meta del nostro viaggio. Dovremo poi riattraversare lo stretto fino a Punta Arenas dove avrà termine la nostra avventura sudamericana.

martedì 11 febbraio 2014

2. In Cile - Prime impressioni


Finalmente il grande giorno è arrivato. Accompagnato in aeroporto dall'amico Giorgio prendo l'aereo per Madrid dove incontro in serata Michele e Roberto partiti invece da Roma. L'aereo della LAN per Santiago decolla alle 23:55 e vola per 13 lunghissime ore che passiamo leggendo e sonnecchiando stipati come sardine. Ancora un po d'attesa in aeroporto prima di imbarcarci sull'ultimo volo per Osorno dove arriviamo alle 17:30 locali, più di trenta ore dopo la partenza da casa. A Bergamo c'erano 5 gradi, qui invece fa un gran caldo che mi fa rimpiangere di non aver portato indumenti estivi, ma comunque le previsioni  annunciano pioggia e calo delle temperature.
Con un taxi collettivo raggiungiamo il nostro hotel dove ci installiamo in due graziose cabanas e nel giro di un'oretta siamo già pronti ad uscire incamminandoci su un lungo viale che porta fino al centro.

Attraversiamo una periferia con case di legno abbastanza malandate per poi arrivare nella piazza principale dove c'è solo una chiesa di dubbio gusto, una fontana e dei vecchi edifici dall'intonaco scrostato. Anche i marciapiedi sconnessi e una moltitudine di cavi elettrici sospesi per aria danno il loro contributo all'architettura locale. Notiamo molti cani randagi di grossa taglia che fortunatamente sembrano ben nutriti e piuttosto socievoli. La prima impressione è che da queste parti non se la passino troppo bene. Essendo domenica tutti i negozi ed anche molti bar/ristoranti sono chiusi ma grazie al nostro "fiuto" individuiamo un ristorantino dove mangiamo dell'ottima carne alla griglia innaffiata da birra locale per un totale di 38.000 pesos, l'equivalente di circa 20 euro a testa.



Torniamo in taxi perché ora la stanchezza si fa sentire, in Italia sono le 2:30 e inoltre abbiamo una notte in bianco da recuperare.
La mattina successiva mi sveglio al canto degli uccelli, sono le sei e mezza e c'è già chiaro, facciamo colazione e poi di corsa da Motoaventura per prendere possesso delle nostre cavalcature. Conosciamo Sonia, sua figlia Paulina e i meccanici, tutti gentilissimi ed efficienti. Le moto nonostante siano del 2012 e del 2013, due hanno più di 50.000 km però tutte montano pneumatici Heidenau K60 nuovi di zecca. Dopo avere espletato le formalità commerciali e dopo aver montato il gps, verso mezzogiorno siamo finalmente pronti a partire per l'escursione al lago Llanquihue con deviazione al Vulcano Osorno.
A Puerto Octay, dopo solo 50 km dalla partenza, rileviamo qualche piccolo inconveniente tecnico così decidiamo di rientrare ad Osorno per le riparazioni. Alle 16 le moto sono pronte ma ormai è troppo tardi per riprendere il giro, inoltre ha iniziato a piovere e pertanto andiamo all'hotel a preparare i bagagli per il giorno successivo. Peccato per questo contrattempo che ci ha impedito di dare uno sguardo, anche se fugace, alla regione dei Laghi di cui mi hanno parlato in maniera entusiastica. Concludiamo la giornata alla Parilla de Pepe, uno dei migliori ristoranti della città, dove mangiamo dell'ottimo lomo alla griglia accompagnato da un degno Cabernet Sauvignon della Valle del Maipo.





lunedì 10 febbraio 2014

3. Dalla Ruta 40 alla Ruta 7


Le previsioni meteo erano esatte. Lasciamo Osorno sotto la pioggia che ci accompagnerà per quasi tutta la giornata alternandosi a brevi schiarite. La strada è bella, il traffico scarso e i cileni guidano con prudenza. Nei pressi del lago Puyehue si comincia a salire, il panorama è magnifico, peccato solo per la pioggia che ci impedisce di prendere qualche bella fotografia. Valichiamo la frontiera con l'Argentina attraverso il Passo Cardenal Samoré con procedure abbastanza semplici e veloci. Un paio di moduli da compilare e poi due passaggi ai rispettivi sportelli per le persone e per i veicoli. In tutto una mezz'ora. Sull'altro lato del passo c'è il sole dovuto al vento che sta soffiando con intensità. Ci fermiamo a Villa La Angostura che sembra una cittadina bavarese con chalet, birrerie, pasticcerie e tanti alberghi. Dopo esserci asciugati e rifocillati proseguiamo costeggiando il pittoresco lago Huapi fino a San Carlos De Bariloche dove ci immettiamo sulla mitica Ruta 40. La tanto blasonata Bariloche, che abbiamo solo attraversato velocemente, non mi è sembrata particolarmente attraente anche se da queste parti è considerata un' elegante e raffinata località di vacanza.
La Ruta 40 in questo tratto si snoda tra ampie colline ricoperte di verdi pascoli sui quali brucano indisturbate e in totale libertà centinaia di vacche argentine. Si viaggia abbastanza spediti anche se poi cessa il vento e ricomincia a piovere ininterrottamente fino a El Bolson dove ci fermiamo per la notte. Chiediamo in diversi posti ma tutti gli hotel sono pieni, perfino le cabanas nei campeggi sono esaurite a causa della pioggia che ha fatto riversare sulla cittadina numerosi campeggiatori della zona. Finalmente riusciamo a sistemarci in una minuscola stanza con letto matrimoniale più letto per bambino. Gli spazi sono angusti, ma noi siamo bagnati fradici e si sta facendo buio quindi questa sistemazione va più che bene. Una fugace puntata ad un ristorante del centro e poi subito a dormire nella gelida e umida stanza.





Il mattino seguente piove ancora. Proseguiamo sulla ruta 40 fino a Trevellin dove imbocchiamo la strada che porta in Cile attraverso il Passo Futaleufù. Poco dopo il bivio finisce l'asfalto ed inizia il famigerato "ripio", buche, fango, ghiaia e chi più ne ha più ne metta. Da un certo punto di vista è bellissimo anche perché è proprio ciò che siamo venuti a cercare in Patagonia però con la pioggia tutto diventa più difficile e impegnativo tant'è che in un tratto fangoso abbiamo collezionato anche una caduta fortunatamente senza alcuna conseguenza. Il povero Michele che sembrava uno di quei lottatori (o lottatrici?) che sguazzano nel fango ha dovuto quasi immergersi nelle gelide acque di un torrente per pulirsi alla belle-meglio.






 

Dopo il passo i panorami diventano mozzafiato, la strada sterrata si snoda serpeggiando in un continuo saliscendi tra boschi, valli, cascate e laghetti. Nel pomeriggio incrociamo finalmente l'altra memorabile strada del viaggio ... la Caretera Austral che si presenta subito in tutta la sua difficoltà. I primi 40 km sono estremamente impegnativi dovuti all'alto strato di ghiaia appena steso che ci obbliga a procedere ad un'andatura elevata per non affondare e cadere. In più occasioni ho rischiato di finire a terra sotto lo sguardo divertito degli operai addetti alla manutenzione. L'ambiente è estremamente selvaggio e integro, la strada è praticamente deserta e i pochi villaggi sono lontanissimi tra loro. Incontriamo solo qualche raro pickup, qualche bicicletta e gruppetti di ragazzi in vacanza col sacco a pelo. Mi consolo pensando alle difficoltà che avranno incontrato i ciclisti che abbiamo superato, alcuni con rimorchio e bambino al seguito. In serata arriviamo a La Junta dove ci fermiamo nell'unico hotel del paese che ci propone l'ultima camera disponibile, una bella tripla con tutti i confort, incluso "el secador del pelo", accessorio ormai divenuto indispensabile. Accettiamo senza indugi.






4. Lungo La Caretera Austral


Il tempo oggi è variabile, un po di sole, un po di pioggia ma nel complesso discreto. Anche la strada è migliorata, molto più bella rispetto a ieri, circa 200 km di sterrato bellissimo che consente di viaggiare agevolmente a 70/80 km orari. Rettilinei, curve, salite e discese con tornanti a volte strettissimi immersi in una natura selvaggia e rigogliosa.





La moto di Michele però va a singhiozzo come se non arrivasse benzina poi ad un certo punto si spegne e non parte più. Siamo in mezzo al nulla a 40 km dall'abitato più vicino e senza segnale telefonico. Mentre mi sto preparando a partire per raggiungere il prossimo pueblo passa una macchina dei Carabineiros ai quali chiediamo informazioni in merito alla possibilità di trovare aiuto nelle vicinanze. Confermandoci che bisogna raggiungere il prossimo paese, si offrono di mandarci un camion per recuperare la moto. Voglio però parlare prima con Sonia quindi mi danno un appuntamento alla caserma di Villa Maniguales per telefonare e dove un loro collega, avvisato via radio, mi potrà dare una mano in caso di necessità.
Raggiunta la caserma riesco a parlare con un meccanico di Motoaventura che senza il minimo dubbio mi indica la probabile causa del problema: la rottura dell'interruttore del cavalletto laterale che posso facilmente escludere facendo un cavallotto.
Fiducioso per le indicazioni ricevute ritorno sui miei passi, uniamo i fili e la moto riparte regolarmente.





Riprendiamo la strada per Coyhaique dove intendiamo pernottare, quando incrociamo un Pickup di Motoaventura, mandato da Sonia a controllare se avevamo risolto l'inconveniente. Nell'occasione facciamo la conoscenza di Thomas, un simpatico ragazzo tedesco di Monaco sposato con una Cilena che ha conosciuto durante un suo viaggio in moto di tre mesi in sudamerica. Lui è al seguito di un gruppo di 7 svedesi con gs 1200 che stanno facendo più o meno il nostro stesso itinerario. Ci diamo  quindi appuntamento al loro hotel per bere una birra in compagnia ed eventualmente fermarci per la notte nel caso ci fossero camere disponibili.

Proseguiamo il viaggio sulle nostre leggere "motorette", con pochi cavalli ma forse proprio per questo facili da usare, sempre prevedibili nelle reazioni e tutto sommato abbastanza comode.

Da un paio di giorni stiamo notando perplessi una grande quantità di alberi morti. Ci sono anche intere foreste pietrificate che spuntano dalle acque cristalline dei numerosi laghi e corsi d'acqua. Continueremo a vederne per tutto il resto del viaggio senza che nessuno abbia saputo darci una spiegazione convincente sulla causa del fenomeno.
All'hotel di Coyhaique, piuttosto scadente ed anche caro, facciamo amicizia con gli svedesi che incontreremo più volte nel prosieguo del viaggio. Mangiamo un cordero non proprio tenerissimo in un ristorante del centro e poi ce ne andiamo a dormire.

Il mattino successivo ci svegliamo con il sole che entra dalla finestra ... finalmente il tempo è bello, non ci sono nuvole e per tutto il giorno avremo il sole.
Dopo Coyhaique la Ruta 7 (Caretera Austral) prosegue per 100 km su strada asfaltata bellissima superando un passo nella Riserva Nacional di Cerro Castillo dove possiamo ammirare alcuni condor che volteggiano maestosi sopra le nostre teste. Ci sono anche moltissimi cartelli che invitano a fare attenzione agli hemules (simili ai caprioli) che però non riusciamo ad avvistare.





A Villa Cerro Castillo, dove finisce l'asfalto, ci fermiamo a prendere un caffè in due vecchi autobus adibiti a bar gestito da due simpatiche ragazze. Facciamo anche la conoscenza di due ragazzi del posto che ci danno utili indicazioni sul percorso. La strada sterrata è ben tenuta e piuttosto veloce. Ancora boschi, fiumi, laghi, curve, salite e discese ... un vero paradiso per gli amanti del fuoristrada. Proseguiamo così fino a Puerto Rio Tranquilo, sul Lago General Carrera, dove rivediamo Thomas con il gruppo di svedesi. Da queste parti i villaggi e le pompe di benzina sono talmente rari che le tappe sono praticamente obbligate per chiunque.







Il Lago General Carrera è il più grande del Cile ed è bellissimo con dei riflessi turchesi che non avevo mai visto prima. Proseguiamo lungo la costa fino a Puerto Guadal dove ci fermiamo per la notte in attesa di decidere se entrare in Argentina per la via più breve attraverso il Passo Roballos o più a nord da Chile Chico costeggiando tutta la sponda orientale del lago. Sono le ultime due strade che portano in Argentina perchè poco più a sud, a Villa O'Higgins la Caretera Austral termina e non c'è più alcuna possibilità di proseguire. Peccato perché questa parte del Cile è magnifica, inoltre dovremo lasciare definitivamente la R.N.7 della quale sono rimasto affascinato e nel contempo stregato. Forse sarà anche per ciò che ho letto in precedenza sulle difficoltà e sull'enorme prezzo di vite umane richieste per la realizzazione di quest'opera faraonica voluta da Pinochet per unire gli sperduti villaggi del sud del Paese rimasti per decenni isolati.
Comunque noi, "ca va sans dire", ... sceglieremo la via più lunga.







A Puerto Guadal, paesino di 700 persone non ci sono hotel, così affittiamo una spaziosa cabana con 3 camere da letto per soli 45.000 pesos. L'unico ristorante del paese è chiuso ma troviamo ospitalità presso una folcloristica signora che si ingegna con semplici piatti per la gente di passaggio, che a suo dire è molto scarsa. Mangiamo una minestrina da ospedale condita con un'erba che credevo prezzemolo ma che invece si rivela disgustosa. Per secondo ... pollo lesso e riso in bianco per un totale di circa 25 euro in 3. Puerto Guadal è grazioso e molto caratteristico, le case sono tutte in legno con annesso un minuscolo giardinetto. Anche qui come altrove in Cile, tantissimi cani randagi.